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Primavera in montagna

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Primavera in montagna

Ma ormai l'inverno stava per passare; i giorni si erano allungati e i fringuelli cominciavano a studiare i primi versi d'amore e i crocieri a mettere il nido. Il sole aveva la forza di sciogliere la neve sopra i tetti e la paglia gocciolava l'acqua che alla notte formava tanti brillanti candelotti di ghiaccio, a festone, lungo tutto lo sporto a mezzogiorno.
Nelle tre ultime sere di febbraio, come voleva la tradizione, i ragazzi uscirono a chiamare la primavera con i campani: anche loro, ormai erano stanchi di neve, delle serate lunghe,del chiuso e, come gli uccelli e i caprioli, aspettavano le giornate lunghe con il sole alto e l'erba verde. I vecchi, guardando la cenere accumulata sul focolare e la poca legna nel deposito, dicevano:
- Anche questo inverno è passato, - e dopo il tramonto uscivano all'aperto per guardare i falò sui culmini dei Moor e dello Spilleche: erano i fuochi che bruciavano l'inverno e indicavano il nord agli uccelli migratori.

M. Rigoni Stern 

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